SSH_Horizon2020Il 23-24 settembre 2013, la Presidenza lituana del Consiglio d’Europa ha organizzato la conferenza the “Horizons for Social Sciences and Humanities” a Vilnius, in Lituania. L’evento si è concentrato su se e come le scienze sociali e umanistiche possono integrarsi nella ricerca scientifica in maniera efficace, alla luce dell’imminente programma Horizon2020, il nuovo schema di finanziamento pluriennale che stanzia oltre €70 miliardi per sostenere la ricerca e l’innovazione in tutta l’Europa. Andrea Ricci, Vice Presidente ISIS, ha partecipato alla conferenza come relatore della Sessione Parallela su “energia pulita, sicura ed efficiente” , evidenziando la necessità di una più stretta integrazione tra ricerca e scienze sociali e umanistiche, al fine di rendere l’Europa più competitiva .

Nella sua presentazione si sottolinea l’importanza del contributo delle scienze sociali e umanistiche per raggiungere un vero progresso nel campo della ricerca e dell’innovazione, in particolare nel settore energetico. Perché il settore energetico dovrebbe trarre vantaggio da tale contributo?
L’innovazione è spesso associata al progresso tecnologico in quanto tale, con scarsa considerazione dei problemi socio-economici, come l’accettazione e la disponibilità di una tecnologia, l’impatto del progresso tecnologico sul benessere dei cittadini e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi energetici. Affrontare la dimensione socio-economica del sistema energetico è importante quanto aspirare a raggiungere un progresso tecnico. La dimensione socio-economica dovrebbe quindi essere considerata come parte integrante dei programmi di ricerca e di innovazione.

I bisogni sociali hanno sempre orientato le scoperte scientifiche, tuttavia siamo be lontani dal raggiungere una vera interdisciplinarità, dato che la scienza e le discipline umanistiche sembrano ancora parlare due lingue diverse. Quali sono gli ostacoli che impediscono una maggiore condivisione dei saperi e una reale  cooperazione tra diverse discipline? Questi ostacoli potrebbero essere superati in futuro?
Le comunità di ricerca hanno una lunga e consolidata storia di specializzazione disciplinare. Anche se la specializzazione può essere estremamente utile per raggiungere l’eccellenza scientifica, porta spesso a lavorare in “circoli chiusi”, in cui i ricercatori in diverse discipline non comunicano tra di loro, pubblicano su diverse riviste, seguono percorsi di carriera strettamente settoriali, si incontrano in conferenze separate e, più in generale, non sono incoraggiati a cercare obiettivi di ricerca comuni. È necessaria una profonda revisione di tutto il sistema di ricerca e innovazione per garantire che l’interdisciplinarità si realizzi per davvero.

Horizon2020 è il nuovo programma che punta a rafforzare la competitività dell’Europa. Incoraggerà un maggiore interdisciplinarità?
Horizon2020 è stato messo a punto con un approccio radicalmente nuovo: per la prima volta, le priorità della ricerca e dell’innovazione sono state definite sulla base di requisiti sociali, intrinsecamente interdisciplinari. La sfida principale è ora tradurre in realtà questo nuovo progetto mettendo in pratica azioni coerenti, vincendo la resistenza inevitabile che viene da strutture organizzative e istituzionale preesistenti.

La conferenza di Vilnius rappresenta un primo sforzo per una maggiore collaborazione tra la comunità delle scienze sociali e quella delle scienze scientifiche. È stata utile? Quali lezioni possiamo trarre e cosa ci aspetta?
La conferenza di Vilnius è stata un grande successo, con più di 400 partecipanti provenienti da molti settori della ricerca e dell’innovazione, un impegno chiaro ed esplicito dei leader politici a promuovere il ruolo e la portata delle scienze sociali e umanistiche nell’ambito della ricerca e la loro integrazione nei programmi di ricerca dell’UE su tutta la linea. Dalla conferenza possiamo apprendere lezioni importanti, anche per migliorare ulteriormente il potenziale impatto di eventi di questo tipo, per esempio incoraggiando gli esperti in ambito sociale e umanistico a unirsi a dibattiti di altre discipline, piuttosto che rimanere nei circoli chiusi della loro comunità.

ISIS è un istituto per “l’integrazione dei sistemi “. Come riesce integrare ricerca sociale e scientifica nelle sue attività di ogni giorni?
I benefici dell’interdisciplinarietà possono essere raggiunti solo se gli esperti di diversi settori collaborano fin dalle prime fasi di un progetto di ricerca. ISIS è stato creato proprio per fornire il luogo adatto perché questa integrazione avvenga. Con il suo team altamente multidisciplinare di ingegneri, economisti, urbanisti, politologi e statistici ISIS adotta un vero approccio sistemico, dove conoscenze tematiche e settoriali, lingue e priorità alimentano a vicenda lungo tutto il processo di innovazione.

Andrea Ricci

ricciVice Presidente di ISIS, Andrea si unito ad ISIS nel 1981. Ha conseguito una laurea in Ingegneria presso l’Ecole Centrale (Parigi, Francia) nel 1977. Le sue qualifiche chiave includono: l’analisi della sostenibilità politica e della valutazione di impatto, l’analisi previsionale, studi energetici e sistemi informativi, studi di trasporto e di sistemi informativi. Ha partecipato e coordinato numerosi progetti Europei RTD, tra cui: FONET (settimo programma quadro); NEEDS (sesto programma quadro), FLAGSHIP, PASHMINA e URBACHINA. Ha collaborato in qualità di esaminatore delle proposte RTD nell’ambito del quarto, quinto, sesto e settimo programma quadro europeo, e ha anche contribuito alla valutazione ex-post dei vari programmi di RTD dell’UE (cooperazione internazionale, ambiente, bioeconomia). Con oltre 100 pubblicazioni internazionali, è anche autore di una serie di report EU (DG RTD) (“Assessing the Social and Environmental Impacts of European Research”, “The overall socio-economic dimension of community research in the fifth European framework programme”). Recentemente è stato relatore del gruppo di lavoro europeo “Global Europe 2030 – 2050”,  membro del gruppo consultivo sui trasporti istituito dalla Commissione Europea (DG R&I) per fornire pareri su H2020 e relatore del gruppo di lavoro sulla roadmap integrata per il piano SET (Strategic Energy Technology Plan). Parla italiano, inglese e francese, ed ha una buona conoscenza dello spagnolo.